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Quale alternativa a Zoom?

· · di skariko

Dopo i numerosi problemi di sicurezza e privacy di Zoom, ecco le alternative: Jitsi in tutte le salse, Proton Meet, kMeet, MiroTalk e altre ancora.

Vogliamo parlarvi nuovamente di Zoom, ne abbiamo scritto recentemente dove abbiamo raccontato alcuni dei suoi problemi recenti (e non) con la privacy. Nel frattempo però sono uscite parecchie notizie (ringraziamo, tra gli altri, gli amici di Etica Digitale sempre sul pezzo). Siamo quindi piuttosto certi, o almeno lo speriamo, che molti di voi si stanno chiedendo: “ok, ne ho abbastanza. Quale alternativa a Zoom?”

Se non sapete di cosa stiamo parlando è bene che continuiate a leggere allora. Intanto potreste essere interessanti al nostro riassunto del 30 marzo, dove si era appena scoperto che Zoom condivideva (ora non più) i nostri dati con Facebook. Senza accennarlo nella loro privacy policy!

Quale alternativa a Zoom?

Nel frattempo sono successe un po’ di cose e vi parleremo di Zoombombing, di SpaceX, di crittografia e di Cina.

La prima notizia parla di Elon Musk. SpaceX infatti è l’azienda aerospaziale voluta e costruita dall’imprenditore sudafricano agli inizi del 2000. Bene, secondo Reuters Elon Musk avrebbe completamente vietato ai suoi dipendenti l’utilizzo di Zoom per via dei suoi reiterati problemi con la privacy e sulla sicurezza.

Perché oltre alla privacy parliamo anche di sicurezza? Qui entra in gioco la seconda notizia. Secondo un rapporto della Citizen Lab (University of Toronto), la crittografia end-to-end utilizzata da Zoom avrebbe parecchie lacune. Non sarebbe sicura e, non da meno, alcune chiavi di sicurezza dei meeting venivano generate anche in Cina, non propriamente conosciuta per essere patria dei diritti civili. Successivamente l’azienda ha dichiarato che le chiavi generate in Cina erano un errore. Insomma, prima Facebook ed ora la Cina. Quante distrazioni! Se vi interessa approffondire questa notizia potete leggere l’articolo su The Intercept.

Lo Zoombombing

Ultimo, ma forse non per importanza, è lo Zoombombing. In pratica è l’intromissione, sempre più frequente, di gente esterna e non invitata, durante le videochiamate e le videoconferenze fatte con Zoom. Queste intrusioni sono così frequenti che è stato per l’appunto coniato addirittura il termine Zoombombing.

Insomma gli elementi per chiedersi: quale alternativa a Zoom? Ci sono davvero tutti. E noi vi proponiamo Jitsi! È una applicazione open source e gratuita che potete utilizzare in diversi modi e che sostituisce egregiamente Zoom. Vi elenchiamo alcuni modi per utilizzarlo, insieme ad altre alternative che si sono aggiunte negli anni:

Jitsi Meet

Sito ufficiale di Jitsi, potete fare tutte le videochiamate che volete utilizzando gratuitamente i server di 8x8. Da agosto 2023 però per creare una stanza serve un account Google, GitHub o Facebook fonte: per partecipare basta ancora il link, ma chi organizza deve accedere. Se non vi va, più sotto trovate altri server Jitsi che non chiedono nulla. I loro server, però, sono negli Stati Uniti, Canada ed Australia e questo potrebbe far storcere il naso a qualcuno (sono tutti paesi 5 eyes). Trovate su LibreAdvice una guida per per il suo utilizzo.

Io resto A Casa .work

Sito che nasce sull’onda del #iorestoacasa e dell’emergenza sanitaria Covid-19. Chiunque può mettere a disposizione un server con installato Jitsi. E chiunque può utilizzarlo gratuitamente per le sue videochiamate. I server quindi sono gestiti autonomamente da persone che hanno deciso di aiutare gli altri.

Consortium GARR

Esistono anche i server italiani di Consortium GARR, la rete della ricerca e dell’università, con eduMeet: gratuito, aperto a tutti e senza registrazione, funziona da browser fonte. Il loro server Jitsi pubblico invece non è più attivo.

Brave Talk

L’iniziativa del browser Brave, nata come Together e oggi chiamata Brave Talk. Usa Jitsi e non chiede registrazione. Gratuitamente si fanno videochiamate fino a 4 persone, oltre serve l’abbonamento Premium. Non serve più per forza il browser Brave: si può avviare una chiamata da qualsiasi browser andando su talk.brave.com, e gli invitati entrano con il link.

Infomaniak kMeet

Infomaniak nota è il primo hosting web in Svizzera. È un’azienda green e i suoi server sono tutti localizzati in Svizzera. Durante la pandemia ha creato kMeet (allora si chiamava Infomaniak Meet), basato su Jitsi, e lo ha lasciato gratuito anche dopo: si crea una riunione e si condivide il link, senza registrazione, e le conversazioni passano solo dai server svizzeri di Infomaniak. Un buon compromesso per chi vuole privacy e sicurezza.

Sito ufficialevai al sito ufficiale F-Droidscarica da F-Droid Google Playscarica da Google Play App Storescarica dall'App Store

Proton Meet

Le videochiamate di Proton, l’azienda svizzera di Proton Mail, arrivate a marzo 2026. Audio, video, condivisione dello schermo e chat sono crittografati end-to-end con MLS (Messaging Layer Security, uno standard aperto e verificato da esperti indipendenti): nemmeno Proton può vedere o sentire cosa succede nella riunione fonte. Le chiavi cambiano ogni volta che qualcuno entra o esce, quindi chi arriva tardi non può leggere quanto detto prima e chi se ne va non può ascoltare quanto viene detto dopo.

Per partecipare basta il link, senza account. Con un account Proton gratuito si ospitano riunioni fino a 50 persone per un’ora; il piano Meet Professional (9,99 € al mese, 7,99 € al mese pagando un anno) arriva a 250 persone e 24 ore. Ci sono tutte le cose che servono a chi organizza: si possono cacciare gli ospiti indesiderati, bloccare la riunione e, da ottobre 2026, attivare una sala d’attesa (solo nei piani a pagamento) dove chi arriva aspetta finché non lo fate entrare. Contro lo Zoombombing di cui parlavamo sopra è proprio quello che serve. Nella chat ora si può anche rispondere a un messaggio preciso, in un thread: tutto resta cifrato e la chat viene cancellata alla fine della riunione fonte.

Si usa dal browser o con le app per Windows, macOS, Linux, Android e iOS, che sono open source fonte; il software dei server invece non è pubblico.

Proton Meet durante una videochiamata a sei: quattro riquadri con i video dei partecipanti e due con le iniziali, la chat aperta con due messaggi, l’interruttore «Noise cancelation» attivo e la scritta «End-to-end encrypted» in alto.

Proton Meet mentre un partecipante condivide lo schermo: al centro un documento di Proton Docs, a destra i video di quattro partecipanti, in basso la barra dei comandi con il pulsante rosso «Stop recording 00:15» e «Leave».

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MiroTalk P2P

Un’alternativa molto interessante che ci è stata segnalata su Codeberg fonte. È software libero e chiunque dunque può creare un proprio server con sopra MiroTalk. Esiste però un server ufficiale dal quale è possibile organizzare videochiamate anche di gruppo. Il programma ha diverse funzionalità tra cui la condivisione dello schermo, la chat globale privata, registrazione chiamate, lavagna, condivisione di file e password per accedere alla stanza. Non è necessario alcun programma da installare ma si fa tutto tramite browser.

Sito ufficialevai al sito ufficiale Codice sorgenteguarda il codice sorgente

Telegram

Telegram come il prezzemolo, lo si può mettere dappertutto. Sappiamo già infatti che non è una semplice applicazione di messaggistica ma un valido sostituto anche di social network e, perché no, di videochiamate di gruppo. Grazie ai suoi nuovi e costanti aggiornamenti infatti Telegram permette videochiamate di gruppo e anche le interessanti Chat vocali.

A differenza di Jitsi però richiede una registrazione con numero di telefono e dunque è una scelta più invasiva rispetto a quelle precedenti.

Briefing

Questa è un’alternativa recente che ci avete suggerito fonte. Non vengono utilizzati server di appoggio ma si svolge tutto peer-to-peer, cioè appunto senza la necessità di utilizzare server esterni. È open source fonte e sembra funzionare bene. Non c’è bisogno di scaricare nessuna applicazione: funziona tutto su browser.

Self-hosting

Jitsi è open source, chiunque può quindi installarlo su un server e metterlo a disposizione di tutti o per sé stesso.


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Cosa è cambiato in questo articolo (2)
  • 2026-10-15: aggiunto Proton Meet; segnalato l’account obbligatorio su meet.jit.si; aggiornati GARR (resta solo eduMeet), Brave Talk (ex Together) e Infomaniak kMeet.
  • 2026-01-18: eliminato Calyx Meet.

Vedi tutte le modifiche su Codeberg →

Trovato un refuso? Segnalacelo, oppure vai al sorgente · serve un account Codeberg

Commenti dal Fediverso

10 3 Apri su Mastodon →

Sono le risposte pubbliche al post su Mastodon che annunciava l’aggiornamento di questo articolo.

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È un negozio di app come il Play Store, ma dentro ci sono solo app libere. Se un'app ha pubblicità o ti traccia, F-Droid te lo dice prima che la installi. Esiste dal 2010: in tutti questi anni è diventato il punto di riferimento di chi tiene alla privacy su Android.

Come si installa, in 3 passi

  1. Apri f-droid.org dal telefono e tocca Scarica F-Droid.
  2. Apri il file scaricato: Android ti chiede se il browser può installare app. Rispondi sì.
  3. Fatto. Da qui cerchi e aggiorni le app come sul Play Store (la prima volta Android farà la stessa domanda per F-Droid: sì anche lì).
La schermata Scopri di F-Droid: in alto le Nuove app, sotto quelle Aggiornate di recente, con le icone delle app una accanto all'altra
Ecco cosa vi troverete davanti

😌 È sicuro? Sì, ed è anche per questo che lo consigliamo. E le app non le scegliamo a casaccio: prima di parlarne guardiamo chi le sviluppa, da dove arrivano e cosa chiedono di poter fare sul telefono.

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