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Alternative a Substack

· · di skariko

Le alternative a Substack per scrivere una newsletter: piattaforme senza pixel di tracciamento obbligatorio, servizi europei e software libero da installare in proprio.

Con questo articolo vogliamo parlare un po’ di newsletter. Da qualche anno sono tornate di moda e c’è molto fermento in quest’ambito fonte. La piattaforma più famosa è quasi sicuramente Substack, motivo per cui questo articolo si chiama proprio Alternative a Substack. Non è stata l’unica: Revue, per esempio, era stata comprata da Twitter nel 2021 fonte e ha chiuso il 18 gennaio 2023, cancellando tutti i dati di chi non li aveva esportati fonte. È un buon promemoria: la vostra lista di iscritti è vostra, e conviene tenerla dove potete portarla via quando volete.

Il concetto della moderna newsletter è interessante: molti giornalisti hanno deciso di aprire una propria newsletter per avere un rapporto più personale con chi li legge. Alcuni strumenti, come per l’appunto Substack, permettono anche di creare newsletter a pagamento con contenuti esclusivi per chi si abbona.

Alcune newsletter su Substack

Il giornalista Pietro Minto, ad esempio, scrive da anni una newsletter gratuita chiamata Link molto belli, affiancata da una versione riservata a chi ha un abbonamento a pagamento.

Su Substack c’è anche Guerre di Rete, la newsletter fondata nel 2018 da Carola Frediani, una delle giornaliste italiane più attente a tecnologia, sicurezza informatica e diritti digitali. Purtroppo Carola Frediani ci ha lasciati il 3 giugno 2026 fonte. La newsletter continua a uscire ogni settimana, gratuita, curata dalla redazione di Guerre di Rete: vi consigliamo ancora di seguirla.

E noi? Per un po’ abbiamo pensato di aprirne una, ma abbiamo deciso di no: fare bene una newsletter richiede tempo e cura, e il nostro tempo libero preferiamo dedicarlo al blog. Se volete restare aggiornati ci sono le nostre news, le notizie brevi che pubblichiamo anche su Mastodon. Se dovessimo scegliere un servizio, comunque, partiremmo da Buttondown, come ha fatto inizialmente il collettivo Devol prima di spostarsi su Ghost (che è anche sul Fediverso, poi ci arriviamo).

I problemi di Substack

Substack è gratuita per chi scrive e offre moltissimi servizi. Il suo modello di business è una percentuale sulle newsletter a pagamento: si tiene il 10% di ogni abbonamento, a cui si aggiungono le commissioni di Stripe per i pagamenti. Detto questo, ci sono alcune cose che non ci piacciono.

Il pixel di tracciamento. Ogni email di Substack contiene un pixel di tracciamento diverso per ogni iscritto, che dice a Substack (e a chi scrive) se e quando avete aperto la newsletter fonte. Chi scrive non può toglierlo fonte. Ecco, secondo noi questo andrebbe evitato quando possibile.

Su questo c’è una novità che riguarda proprio noi: il Garante della privacy ha deciso che i pixel nelle email vanno trattati come i cookie, quindi serve il consenso di chi riceve la newsletter, con poche eccezioni come il semplice conteggio di quante email vengono aperte in totale fonte. Chi manda newsletter ha tempo fino al 29 ottobre 2026 per adeguarsi fonte. Substack, per le email inviate dal 14 ottobre 2026, ha smesso di registrare le aperture di chi si trova in Italia o in Francia e sta preparando un sistema per chiedere il consenso fonte. Per i lettori italiani è un passo avanti, ma è arrivato perché lo ha imposto una legge, non per scelta.

Il furto di dati. A febbraio 2026 Substack ha comunicato che qualcuno era entrato nei suoi sistemi a ottobre 2025 e aveva preso indirizzi email, numeri di telefono e altri dati degli account; se ne sono accorti solo dopo circa 100 giorni. Su un forum di criminali informatici sono comparsi i dati di quasi 700.000 utenti fonte. Riguarda chi ha un account Substack, non chi riceve le newsletter solo via email.

I contenuti d’odio. Da anni Substack è criticata per come (non) gestisce le newsletter razziste e neonaziste. A luglio 2025 l’app ha perfino mandato a un certo numero di utenti una notifica che promuoveva una newsletter neonazista; Substack si è scusata parlando di un errore fonte.

Il futuro. A luglio 2025 Substack ha raccolto altri 100 milioni di dollari da fondi di investimento, tra cui Andreessen Horowitz, con una valutazione di 1,1 miliardi; il suo CEO ha detto che per ora l’azienda punta a crescere, non a guadagnare fonte. Nessuno sa cosa cambierà quando gli investitori vorranno indietro i loro soldi, ma la storia di Revue ci ricorda che conviene non legarsi troppo a una sola piattaforma.

Per questo siamo andati alla ricerca di alternative.

Breve riassunto delle alternative a Substack

Abbiamo diviso le alternative in tre gruppi: le piattaforme che, come Substack, vi danno anche un sito con l’archivio delle newsletter; gli strumenti europei pensati solo per mandare le email; e i servizi di email marketing, più adatti alle aziende.

I prezzi cambiano spesso: quelli che trovate qui li abbiamo controllati a ottobre 2026.

Newsletter con archivio online, come Substack

  • Buttondown: gratis fino a 100 iscritti, il tracciamento è spento di default e non prende percentuali sulle newsletter a pagamento.
  • Steady: tedesco, pensato per le newsletter a pagamento, prende il 10% come Substack.
  • Ghost: software libero e sul Fediverso; si installa in proprio oppure si usa un servizio che lo gestisce, anche europeo.
  • Write.as Letters: semplicissimo, niente pixel né tracciamento dei clic, 9$ al mese.
  • Substack: lo mettiamo per confronto.

Strumenti europei per mandare newsletter

  • Keila: tedesco e open source, tracciamento disattivabile con un clic, da 8€ al mese.
  • Mailcoach: belga, si paga in base alle email inviate, da 9,99€ al mese.
  • listmonk: open source e gratuito, ma da installare sul proprio server.

Servizi di email marketing

Le alternative elencate non sono in ordine di nostra preferenza.

Newsletter con archivio online, come Substack

Sono le alternative più vicine a Substack: oltre a mandare le email vi danno una pagina web dove le newsletter restano online e si possono rileggere, un po’ come un blog.

Buttondown

azienda statunitense il tracciamento di aperture e clic è spento di default gratis fino a 100 iscritti, poi da 9$ al mese

Buttondown è una piccola azienda indipendente, senza investitori fonte. Ci piace molto perché il pixel di tracciamento è spento di default: si accende solo se lo decidete voi, e lo stesso vale per il tracciamento dei clic sui link fonte. Le newsletter restano online in un archivio, ci si può iscrivere anche via RSS e si possono programmare gli invii.

È gratuita fino a 100 iscritti. Poi costa 9$ al mese fino a 1.000 iscritti, 29$ fino a 5.000, 79$ fino a 10.000 e 139$ fino a 20.000 fonte. Alcune funzioni sono a parte: per esempio le newsletter a pagamento costano 9$ al mese in più, ma Buttondown non si tiene nessuna percentuale sugli abbonamenti fonte.

Sito ufficialevai al sito ufficiale

Steady

azienda tedesca, con sede a Berlino niente costi finché non guadagnate prende il 10% degli abbonamenti, come Substack conta aperture e clic delle newsletter, ma solo nel totale

Steady è la cosa più vicina a un Substack europeo: è nata a Berlino nel 2016 dai fondatori del giornale online Krautreporter fonte ed è pensata per chi vuole vivere dei propri lettori, con abbonamenti, articoli e newsletter. È gratuita finché non iniziate a guadagnare, poi si tiene il 10%, più le commissioni dei pagamenti; si occupa lei anche dell’IVA dei vari paesi europei fonte.

Attenzione però: Steady conta quante persone aprono le newsletter e quante cliccano sui link, e non dice se questa misura si possa spegnere. Promette però di analizzare questi dati solo nel totale: chi scrive non vede chi ha aperto cosa fonte. È già meglio di Substack. Sul suo sito, invece, Steady usa anche il pixel di Meta, se accettate i cookie fonte. La mettiamo qui perché è europea e per chi vuole fare una newsletter a pagamento può essere una vera alternativa; se però non volete nessun tracciamento meglio Buttondown o Write.as Letters.

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Ghost

software libero fediverso Ghost(Pro): server ad Amsterdam, secondo Ghost il tracciamento si può spegnere del tutto gratis se lo installate voi, Ghost(Pro) da 18$ al mese

Ghost è un software libero fonte per creare un sito con newsletter e abbonamenti a pagamento. Dalla versione 6, uscita ad agosto 2025, è anche sul Fediverso: chi usa Mastodon o un altro social del Fediverso può seguire i vostri articoli direttamente da lì fonte. Le statistiche di apertura e di clic sono accese di default, ma si possono spegnere tutte dalle impostazioni fonte. Sugli abbonamenti a pagamento Ghost non prende percentuali: restano solo le commissioni di Stripe.

Ci sono tre modi per usarlo:

  • Ghost(Pro), il servizio ufficiale: secondo Ghost i server sono ad Amsterdam fonte. Il piano base costa 18$ al mese (pagando un anno intero) ma non permette le newsletter a pagamento: per quelle serve il piano da 29$ al mese fonte.
  • Magic Pages, un’azienda austriaca che gestisce Ghost per voi su server in Germania: costa 15$ al mese (o 150$ l’anno) con tutte le funzioni, abbonamenti a pagamento compresi, e 10.000 email al mese incluse fonte.
  • Installarlo in proprio, su un vostro server o con servizi come PikaPods, che lo offre da 3,3$ al mese fonte. In questo caso, per mandare le newsletter serve anche un servizio di invio di email da collegare a parte fonte.
Sito ufficialevai al sito ufficiale Magic Pages Codice sorgenteguarda il codice sorgente

Write.as Letters

azienda statunitense niente pixel di tracciamento né tracciamento dei clic 14 giorni di prova, poi 9$ al mese

Abbiamo già conosciuto Write.as parlando delle alternative a Blogger. Letters è il suo servizio di newsletter, ed è il più semplice di questa lista: un editor vuoto, il Markdown se volete e un pulsante per pubblicare. Le email non contengono né pixel di tracciamento né tracciamento dei clic fonte, e le newsletter restano online come un blog, anche con un vostro dominio e seguibili via RSS.

Dopo 14 giorni di prova costa 9$ al mese. Non ci sono newsletter a pagamento.

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Substack

azienda statunitense pixel di tracciamento obbligatorio gratis, ma si tiene il 10% delle newsletter a pagamento

Per mettere bene le cose in prospettiva inseriamo anche Substack. Come abbiamo visto, guadagna dalle newsletter a pagamento, di cui si tiene il 10%. Offre tantissimi servizi gratuiti, un’app, i commenti, le dirette video e un social interno, le Note. Tuttavia chi scrive non può eliminare il pixel di tracciamento, e per le altre criticità vi rimandiamo più sopra.

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Strumenti europei per mandare newsletter

Questi servizi non vi danno un sito come Substack (al massimo un modulo d’iscrizione e un archivio semplice): servono a gestire gli iscritti e a mandare le email. Vanno bene se avete già un sito o un blog, oppure se vi basta la newsletter.

Keila

software liberoserver in Europa azienda tedesca il tracciamento si spegne con un clic da 8€ al mese per 2.000 email, nessun piano gratuito

Keila è un servizio di newsletter tedesco e open source fonte: «Made in Germany. Hosted in the EU», come dicono loro. Le statistiche ci sono, ma il tracciamento si spegne con un clic fonte. Si possono scrivere le newsletter con un editor visuale, in Markdown o in testo semplice.

Non ha un piano gratuito, e spiega anche perché: o i piani gratuiti si pagano col budget del marketing, o vuol dire che il prodotto siete voi. Si parte da 8€ al mese per 2.000 email, con iscritti illimitati. Essendo open source si può anche installare sul proprio server, gratuitamente.

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Mailcoach

server in Finlandia azienda belga il tracciamento di aperture e clic si sceglie per ogni invio da 9,99€ al mese per 2.000 email, prova di 14 giorni

Mailcoach è fatto da Spatie, un’azienda belga fonte, e i suoi server sono in Finlandia fonte. Il tracciamento di aperture e clic è un’opzione che si sceglie a ogni invio fonte.

La cosa interessante è il prezzo: non si paga in base al numero di iscritti ma alle email inviate. Si parte da 9,99€ al mese con 2.000 email incluse fonte. Esiste anche una versione da installare in proprio.

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listmonk

software libero gratuito e aggiornato spesso va installato su un proprio server

listmonk è un programma open source e gratuito fonte per gestire newsletter e liste di iscritti, sviluppato dal 2018 e ancora molto attivo. Di base conta le aperture e i clic solo nel totale, senza collegarli alla singola persona, e il tracciamento si può spegnere del tutto.

È per chi se la cava un po’ con i server: va installato su un proprio server e serve anche un servizio per spedire le email. In alternativa, sul sito trovate alcuni servizi che lo installano per voi.

Sito ufficialevai al sito ufficiale Codice sorgenteguarda il codice sorgente

Servizi di email marketing

Infine ci sono molti altri strumenti, più adatti alle aziende e al marketing. Quasi tutti tracciano aperture e clic, quindi se li usate in Italia ricordatevi delle nuove regole del Garante. Abbiamo indicato il paese dell’azienda e il piano gratuito, quando c’è:

  • 🇱🇹 Sender: gratis fino a 2.500 iscritti e 15.000 email al mese;
  • 🇱🇹 MailerLite: gratis fino a 250 iscritti e 2.500 email al mese;
  • 🇫🇷 Brevo: gratis fino a 300 email al giorno;
  • 🇨🇭 Infomaniak: 1.000 crediti gratuiti per iniziare, poi si pagano le email inviate;
  • 🇵🇱 GetResponse: una versione gratuita con molti limiti, dopo 14 giorni di prova;
  • 🇬🇧 EmailOctopus: gratis fino a 2.500 iscritti e 10.000 email al mese;
  • 🇺🇸 Kit (prima si chiamava ConvertKit): gratis fino a 10.000 iscritti;
  • 🇺🇸 Beehiiv: gratis fino a 2.500 iscritti;
  • 🇺🇸 Mailchimp: gratis fino a 250 contatti;
  • 🇺🇸 AWeber;
  • 🇺🇸 Constant Contact.
Cosa è cambiato in questo articolo (4)
  • 2026-10-28: accanto alle bandiere di Buttondown, Write.as e Substack ora c’è il paese dell’azienda.
  • 2026-10-24: rifatto quasi tutto. Aggiornate le criticità di Substack (furto di dati del 2026, nuove regole del Garante sui pixel di tracciamento), divise le alternative in tre categorie, aggiunti Steady, Keila, Mailcoach, listmonk, Magic Pages e MailerLite; tolti Mad Mimi (chiuso) e SendGrid (niente più piano gratuito). Aggiornati prezzi e link.
  • 2025-11-18: aggiornati i prezzi di Buttondown.
  • 2025-09-29: aggiunta Ghost.

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