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SpeakThat!, il lettore di notifiche che legge solo quello che volete, quando volete

· di skariko

Licenza GPL-3.0
Questo programma è considerato software libero perché rispetta le quattro libertà: libertà di eseguire il programma per qualsiasi scopo, libertà di studiare il funzionamento del programma e modificarlo, libertà di ridistribuire copie, libertà di migliorare il programma e distribuire le modifiche.

SpeakThat! è un'app Android open source che legge ad alta voce le notifiche, con filtri per app e parole, modalità privata e regole per cuffie, orari e Wi-Fi.

Qualche mese fa vi abbiamo parlato di Voice Notify, un’app semplice e open source che legge ad alta voce le notifiche di Android. Oggi aggiungiamo un’alternativa: come ben sapete per noi è sempre meglio averne una in più che una in meno! E poi in questo caso sono applicazioni che fanno la stessa cosa ma in maniera diversa: Voice Notify punta sull’essenziale mentre SpeakThat! vuole darvi il controllo completo su cosa viene letto, quando e come.

L’app nasce dall’esperienza di Mitchi, sviluppatore britannico che da più di dodici anni usa i lettori di notifiche tutti i giorni. Per anni ha usato Touchless Notifications, sparita dal Play Store nel 2019, e SpeakThat! ne raccoglie apertamente l’eredità. È rilasciata con licenza GPL-3.0, non ha pubblicità, non ha acquisti in-app e non ha abbonamenti.

Come funziona SpeakThat!

Come tutti i lettori di notifiche, SpeakThat! ha bisogno dell’accesso alle notifiche: al primo avvio una procedura guidata vi accompagna nei permessi necessari. Da lì in poi ogni notifica in arrivo viene letta dal motore di sintesi vocale del telefono, quindi potete usare quello che avete già installato.

La schermata principale contiene l’interruttore per accendere e spegnere il servizio e la cronologia delle ultime notifiche. Proprio da qui nasce uno dei punti di forza dell’app: basta toccare una notifica che vi ha infastidito per creare al volo un filtro che blocchi quelle simili in futuro.

Le impostazioni sono tante e divise in sezioni ordinate: voce (velocità, tono, volume, lingua), comportamento, filtri, regole, riepiloghi, orologio e compatibilità. C’è anche una casella di ricerca per non perdersi. La traduzione in italiano è però ancora parziale: su Weblate è intorno al 28%, quindi buona parte delle impostazioni resta in inglese. Chi vuole dare una mano può contribuire lì.

Schermata principale di SpeakThat! con tema scuro viola: in alto il grande logo con la testa del robottino Android e la scritta «SPEAK THAT!», sotto l’interruttore acceso «SpeakThat! Active», i pulsanti «Permission Settings» e «SpeakThat! Settings» e la sezione «Notification History» con una notifica di X e il testo effettivamente pronunciato

Menu delle impostazioni di SpeakThat!: una casella «Search settings…» e l’elenco delle sezioni General, Voice, Behaviour, Filter, Conditional Rules, Summary, Clock, Compatibility e Re-run Onboarding

Impostazioni della voce di SpeakThat!: tre cursori per velocità (0,9x), tono (1,0x) e volume (100%), il menu della lingua impostato su «English (United Kingdom)», l’interruttore «Auto-Language» acceso e il pulsante «Test voice settings»

Filtri: cosa leggere e cosa no

La cosa più fastidiosa di un lettore di notifiche è sentirgli leggere tutto: la barra di avanzamento di un download, le cinquanta reazioni in un gruppo, un codice di verifica davanti ad altre persone. SpeakThat! permette di intervenire su più livelli:

  • filtro per app, in whitelist (solo queste app) o in blacklist (tutte tranne queste);
  • filtro per parole: le notifiche che contengono certi termini vengono saltate oppure lette in modalità privata;
  • sostituzione di parole, utile per censurare un termine o per correggere la pronuncia di un nome che la sintesi vocale storpia;
  • nomi delle app personalizzati, per esempio per far tornare a dire “Twitter” invece di “X”;
  • esclusione automatica delle notifiche di riproduzione multimediale, di quelle persistenti, silenziose o duplicate;
  • limiti di lunghezza per numero di parole, di frasi o per durata, e gestione dei link (letti per intero, solo il dominio o sostituiti da un testo a scelta).

La modalità privata merita una menzione a parte: se un’app o una parola è contrassegnata come privata, SpeakThat! annuncia solo che è arrivata una notifica da quell’app, senza leggerne il contenuto. È il compromesso giusto per la banca o per i messaggi di chat quando non siete soli.

Impostazioni dei filtri di SpeakThat!: il filtro per app impostato su «Blacklist» con 13 app nell’elenco, il filtro per parole anch’esso su «Blacklist» con 82 parole e la nota «Block = skip entirely, Private = announce privately», e in fondo la sezione «Word Swap» con 20 sostituzioni

Impostazioni di comportamento di SpeakThat!: cosa fare se arriva una notifica mentre ne sta leggendo un’altra (interrompere, mettere in coda, saltare o la modalità Smart selezionata) e cosa fare con la musica in riproduzione (ignorare, mettere in pausa, abbassare il volume, selezionato, o restare in silenzio)

Le regole: leggere solo quando serve

Qui SpeakThat! dimostra di essere davvero diverso dagli altri lettori di notifiche. Ha un piccolo motore di regole interno, nello stile di MacroDroid o Tasker, che permette di decidere in quali situazioni le notifiche vanno lette. Alcuni esempi:

  • leggere solo quando sono collegate le cuffie Bluetooth o l’autoradio;
  • stare zitto in certe fasce orarie, per esempio durante la cena o la notte;
  • stare zitto quando si è connessi a una determinata rete Wi-Fi o quando lo schermo è acceso;
  • ignorare le notifiche di una certa app che contengono una certa parola.

Ogni regola si compone di condizioni, azioni ed eventuali eccezioni, e l’app la riassume in una frase leggibile («quando l’ora è tra le 20:55 e le 21:35, salta la lettura delle notifiche»). Chi usa già Tasker o MacroDroid può pilotare SpeakThat! anche dall’esterno, tramite gli intent di Android.

Con tre interruttori separati potete anche farla stare zitta in modalità Non disturbare, durante le chiamate e quando il telefono è in silenzioso o in vibrazione. Se vi serve farla tacere subito, potete scuotere il telefono (con sensibilità regolabile) oppure passare la mano sopra il sensore di prossimità. Se state ascoltando musica, potete scegliere se abbassarla durante la lettura, metterla in pausa, non leggere affatto o non toccare niente.

Schermata delle regole di SpeakThat!: la modalità «Conditional Rules» selezionata al posto di «Off» e di «External Automation» per MacroDroid o Tasker, e sotto quattro regole attive, tra cui «family time», che salta la lettura tra le 20:55 e le 21:35, e «twitter reposted», che salta le notifiche di X contenenti la parola «reposted»

Impostazioni dell’orologio di SpeakThat!: l’interruttore degli annunci dell’ora acceso, l’intervallo scelto fra ogni 15 minuti, 30 minuti (selezionato), ogni ora o ogni 3 ore, e il formato della frase «This is SpeakThat! The time is {time}, and your battery is at {batt} percent!»

Riepilogo delle notifiche di SpeakThat! a tutto schermo nero: in alto la scritta «SPEAK THAT! SUMMARY» e il contatore 2/4, al centro l’icona di Quotes App con l’ora 17:50 e il testo della citazione in grande

Tra le funzioni extra ci sono gli annunci dell’ora a intervalli regolari, eventualmente con la percentuale della batteria, e un riepilogo che legge tutte le notifiche ancora presenti, a richiesta o a un orario fisso ogni giorno.

Privacy e qualche avvertenza

Un lettore di notifiche vede per forza tutto quello che arriva sul telefono, quindi è giusto chiedersi dove finiscono questi dati. Secondo lo sviluppatore restano sul dispositivo: l’elaborazione è tutta locale, senza server esterni e senza intelligenza artificiale, e il registro per la diagnostica esce dal telefono solo se decidete voi di mandarlo, dopo averlo potuto rivedere e modificare. Su questo c’è un dettaglio verificabile nel codice: la versione compilata da F-Droid non ha il permesso di accesso a internet, quindi non potrebbe spedire nulla nemmeno volendo. Quella scaricata da GitHub invece include un sistema di aggiornamento automatico e il permesso di andare in rete; se la privacy è la vostra priorità, F-Droid è la fonte da preferire.

L’elenco dei permessi è comunque lungo: posizione, Bluetooth, Wi-Fi, stato del telefono, sovrapposizione ad altre app, avvio automatico. Servono alle regole (su Android, per esempio, leggere il nome della rete Wi-Fi richiede il permesso di localizzazione) e ai riepiloghi a schermo intero, ma è bene saperlo.

Infine, una nota di trasparenza che è lo sviluppatore stesso a mettere in evidenza: SpeakThat! è scritto in buona parte con l’aiuto dell’intelligenza artificiale. Il README lo segnala con un avviso in cima, e una pagina della wiki spiega come viene usata. Mitchi ammette che il codice dei primi tempi ha lasciato bug che sta ancora correggendo. Il progetto è attivo, gli aggiornamenti arrivano spesso e i problemi si segnalano direttamente dall’app con un modulo apposito. Però è un’app giovane, nata a luglio 2025: se cercate qualcosa di più collaudato e vi basta leggere le notifiche, Voice Notify resta una scelta valida.

SpeakThat! richiede Android 7.0 o superiore.

Download SpeakThat!

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📦 Cos'è F-Droid?

È un negozio di app come il Play Store, ma dentro ci sono solo app libere. Se un'app ha pubblicità o ti traccia, F-Droid te lo dice prima che la installi. Esiste dal 2010: in tutti questi anni è diventato il punto di riferimento di chi tiene alla privacy su Android.

Come si installa, in 3 passi

  1. Apri f-droid.org dal telefono e tocca Scarica F-Droid.
  2. Apri il file scaricato: Android ti chiede se il browser può installare app. Rispondi sì.
  3. Fatto. Da qui cerchi e aggiorni le app come sul Play Store (la prima volta Android farà la stessa domanda per F-Droid: sì anche lì).
La schermata Scopri di F-Droid: in alto le Nuove app, sotto quelle Aggiornate di recente, con le icone delle app una accanto all'altra
Ecco cosa vi troverete davanti

😌 È sicuro? Sì, ed è anche per questo che lo consigliamo. E le app non le scegliamo a casaccio: prima di parlarne guardiamo chi le sviluppa, da dove arrivano e cosa chiedono di poter fare sul telefono.

Vuoi saperne di più? →

Bugiardino · leggere attentamente

🤔 Come si installa un APK?

Semplificando al massimo: un APK è il file di installazione di un'app, un po' come i file .exe su Windows o i .dmg sul Mac.

  1. Tocca il bottone e scarica il file .apk.
  2. Aprilo: Android ti chiede il permesso di installare app «da fonti sconosciute». Concedilo.
  3. Installa.
⏳ Ti chiede di aspettare 24 ore?

È una novità di Google per le app di sviluppatori che non si sono registrati da loro. Se non te lo chiede, salta pure questa parte.

  1. Attiva le Opzioni sviluppatore (Impostazioni → Info sul telefono → tocca 7 volte «Numero build»).
  2. Lì dentro attiva l'opzione per le app di sviluppatori non verificati e riavvia il telefono.
  3. Dopo 24 ore torna lì e scegli se consentirle per 7 giorni o per sempre.

Si fa una volta sola, non per ogni app. Se poi la disattivi, le app installate così non si aggiornano più.

✅ È pericoloso? No se il file arriva dalla pagina ufficiale del progetto. Mai APK da siti a caso: possono essere pericolosi. Usa solo i link che diamo noi.