WebSpace: organizzare i siti che usate ogni giorno come se fossero app
Licenza MIT
WebSpace è un'app open source per Android e iOS che raccoglie i vostri siti preferiti in spazi separati, con cookie isolati, blocco pubblicità e filtri anti-tracciamento.
Indice
Non tutti amano, e non hanno di certo torto, installare un’applicazione “per ogni cosa” ma spesso tenere aperte molte schede del browser funziona fino a un certo punto. Alle volte installare una PWA (webapp) alla volta non risolve il problema del come organizzare il tutto. WebSpace prova a mettere ordine in questo scenario: è un’app open source che raccoglie i siti che usate abitualmente in un’unica interfaccia, dividendoli anche in spazi separati.
Come funziona l’organizzazione in “webspace”
L’idea di fondo è raggruppare i siti in più contenitori, chiamati appunto webspace. Potrete tenerne uno per il lavoro, uno personale, uno per i servizi che ospitate da soli, e passare dall’uno all’altro senza mescolare tutto. Ogni sito vive dentro la propria WebView e, se volete, potrete creare scorciatoie sulla schermata home di Android per aprire direttamente quello che vi serve, saltando il passaggio dal menu dell’app.
La parte che rende l’approccio interessante è l’isolamento dei cookie sito per sito, con archiviazione cifrata. Significa che potrete restare loggati con due account diversi allo stesso servizio in due webspace differenti, cosa che con un browser normale richiederebbe profili separati o finestre anonime. A questo si aggiunge la possibilità di impostare una lingua preferita per ogni singolo sito, con oltre trenta lingue disponibili, e di iniettare script JavaScript personalizzati dove serve sistemare qualcosa a mano.
Filtri, blocklist e privacy
WebSpace non si limita a incapsulare pagine web. Integra un motore di filtraggio basato su adblock-rust di Brave, compatibile con le liste in stile EasyList, e affianca un blocco a livello DNS che sfrutta le blocklist di Hagezi su cinque livelli di severità. C’è poi la pulizia dei parametri di tracciamento negli URL tramite le regole di ClearURLs e, su Android, una funzione LocalCDN che mette in cache localmente le risorse servite dalle CDN per evitare che quei domini vi seguano da un sito all’altro.
Vale la pena notare un dettaglio che lo sviluppatore chiarisce bene nel README: le liste di filtri non sono incluse nel pacchetto dell’app, ma scaricate dalle rispettive fonti e conservate sul dispositivo. È supportato anche l’uso di un proxy con autenticazione, su Android, iOS 17 e successivi, macOS 14 e Linux. Le impostazioni si possono esportare e reimportare, quindi una configurazione elaborata non andrà persa cambiando telefono.
Dove trovarla e sotto quale licenza
Non è un sostituto del browser e non pretende di esserlo. È piuttosto uno strumento per chi ha un elenco stabile di servizi web da consultare e preferisce trattarli come app, con un controllo sulla privacy che il browser di serie difficilmente offre.
Il progetto è scritto in Flutter e distribuito con licenza MIT, mentre le icone e le immagini seguono una licenza CC BY-NC-SA 4.0. È disponibile per Android e iOS, mentre macOS e Linux sono supportati principalmente in ottica di sviluppo. Su Android potrete installarla da F-Droid, dal Play Store o prendendo direttamente gli APK dalle release su GitHub, anche tramite Obtainium; su iPhone è disponibile sull’App Store.
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